Magia in ospedale Intervista a Mirko Magri

di Paolo

riporto qui L’interessante intervista realizzata da Elena Franchi a Mirko Magri pubblicata nel sito www.laricerca.loescher.it qui

Magia in ospedale. Intervista a Mirko Magri

mirko magri
mirko magri

di Elena Franchi – 29 dicembre 2012

Destare lo stupore e la meraviglia dei bambini ricoverati in ospedale, distraendoli dal dolore e dalle procedure mediche. È quello che fa, da anni, lo psicologo e pedagogista clinico Mirko Magri con i suoi Magicolieri, cercando di cogliere tutti i segnali, verbali e non, con cui il bambino comunica il suo stato d’animo e il suo disagio. Il gioco è la grande risorsa: che siano giochi di prestigio, palloncini, racconti, musica o burattini, lo scopo è sempre lo stesso, entrare completamente in contatto con il bambino.

Qual è lo scopo principale della vostra attività in ospedale?

Portare meraviglia alle persone con cui giochiamo. Quando un gioco riesce a stupire può diventare più forte del ricovero e della malattia e, a distanza di anni, la persona tenderà a ricordarsi maggiormente queste sensazioni positive rispetto a quelle negative dell’ospedalizzazione. La malattia e il ricovero in ospedale possono causare stress, disagio e preoccupazione. L’obiettivo del servizio è quello di promuovere lo slancio vitale, lo stupore, il benessere e l’autostima sia nel bambino che nei suoi familiari.

Quali sono gli strumenti che utilizzate per raggiungere il vostro obiettivo?

Il nostro modo di giocare si differenzia e si adatta a seconda del contesto, dell’età e dello stato psicofisico dei bambini.

Alla base del nostro intervento c’è un ascolto delle esigenze di ogni persona (e famiglia) con cui giochiamo. In base alla specifica situazione adattiamo il nostro modo di lavorare, con l’obiettivo di stabilire relazioni significative atte a meravigliare e promuovere un umore e un pensiero positivo.

Gli strumenti di lavoro che utilizziamo sono originali ed esclusivi e sono frutto di una intensa ricerca e di una costante formazione.

Si suddividono in:

– Affabulazione

l’arte dell’inventare, raccontare e interpretare storie fantastiche.

– Baby-games

Batteria di giochi senso-motori diretti a ottimizzare le limitate possibilità di movimento del bambino ricoverato.

– Giochi di prestigio

Giochi di magia in cui si vuole valorizzare la bellezza estetica dell’effetto e l’abilità nel proporlo.

– Giochi con i palloncini

Il palloncino utilizzato per realizzare splendide sculture, ma anche per raccontare storie, fare magie e sketch comici.

– Improvvisazioni ludiche

Creazione estemporanea di proposte ricreative in base alle esigenze del bambino e del contesto.

– Magia comica

Giochi di magia per promuovere meraviglia, risate e buon umore.

– Musicoleria

L’armonia e la dolcezza della musica al servizio del bambino.

– Personaggio mediatore

Quando un pupazzo prende vita e riesce a incantare.

– Prove di logica

Per coinvolgere e stupire attraverso rompicapo, rebus, enigmi e indovinelli.

– Scatola sensoriale

Per promuovere una relazione di gioco privilegiando il canale olfattivo, tattile e uditivo.

– Spunti comici

Per suscitare risate e buon umore attraverso la mimica, la gestualità e la parola.

– Top-secret

Batteria di stupefacenti giochi di magia e di illusione ottica che vengono presentati, insegnati e infine costruiti insieme al bambino.

Che cosa provoca maggiormente la risata dei bambini?

Mi rendo conto che gira e rigira una delle situazioni comiche che funziona di più con i bambini è quella di promettere magie strepitose per poi realizzare dei fiaschi tremendi. Vi porto un esempio molto semplice: bello deciso, dichiaro di essere in grado di far sparire nel nulla un fazzoletto, che però, inevitabilmente, non scompare mai. Se voglio che questa gag funzioni mi mostro realmente convinto delle mie qualità di mago, sbilanciandomi sul sicuro successo della magia, mentre poi rimedio solo una terribile figuraccia, che però farà impazzire di felicità il bimbo.

Per imparare molti giochi di magia comica non occorrono particolari abilità tecniche, ma una buona dose di esercizio, sfacciataggine, autoironia, affabulazione e teatralità.

Riuscire a far ridere un bambino è la cosa più bella del mio lavoro. Il bambino apprezza una comicità molto diversa da quella dell’adulto, una situazione comica che fa sbellicare dalle risate il primo, spesso fa solo sorridere il secondo. Per far ridere i bambini di solito occorre fare cose veramente stupide che però, per sortire l’effetto dovuto, vanno eseguite con convinzione, partecipazione e divertimento. Un ottima gag o battuta proposta con lo spirito e l’atteggiamento sbagliato non sortirà alcun effetto comico.

Ecco alcuni esempi:

– Classiche gag del clown bianco e del clown augusto

Il primo irreprensibile, composto, autoritario, severo; il secondo strampalato, pasticcione, dispettoso, giocherellone. Il bianco cuce, costruisce, propone, mentre l’augusto disfa, sorprende, prende in giro, banalizza. Il bianco afferma con assoluto rigore che una cosa non si deve fare e l’augusto puntualmente disobbedisce. Il bianco dice e l’augusto contraddice.

Il Magicoliere, che di solito lavora da solo, per formare questa coppia si avvale di uno specifico burattino che assume il ruolo dell’augusto. Per esempio, posso dire al personaggio animato, con tono risoluto, che è l’ora di fare la nanna; lui fa finta di addormentarsi e poi, di nascosto, mi fa la linguaccia.

– Vantarsi di essere bravo a fare qualcosa per poi fallire miseramente

Per esempio posso professarmi come un abilissimo mago che farà sparire una pallina dal pugno della mano. Dopo aver pronunciato la formula magica e qualche gesto rituale apro il pugno e la pallina è sempre lì

Oppure dichiaro di saper modellare con i palloncini il coniglio più bello del mondo. Gli intenti sono buoni ma i risultati pessimi

– Comicità escrementizia

Trattare argomenti quali pipì, calzini sporchi, piedini puzzolenti e compagnia bella, funziona da matti. L’importante è non scadere mai nel volgare e nel retorico.

– Espressioni stravaganti e inconsuete

Ascoltare esclamazioni tipo fresca insalata, santa patata, mondo birbone e via dicendo sortisce un effetto comico, oltre che emulativo.

– Goffaggine dell’adulto

Per esempio, mentre gioco spavaldo con tre palline mi cadono in terra (meglio sulla testa) oppure, mentre gonfio un palloncino, vola via o scoppia. Queste azioni, ancora di più se mi mostro imbarazzato, mandano il bambino in visibilio.

– L’esagerazione

Una cosa eccessivamente grande o piccola, ancor di più se a livello verbale si dice il contrario, è un ottimo strumento per promuovere delle risate. Per esempio: dichiaro di voler prendere la mia bacchetta magica tascabile e tiro fuori una bacchetta lunga quattro metri.

– Quando il bambino combina dei guai

Quando accade qualcosa di inaspettato che stupisce, senza mortificare. Per esempio: dico al bambino di reggere un attimo la mia preziosa bacchetta magica. Lui la prende e tra le sue mani si rompe. Oppure gonfio un palloncino e, senza legarlo, chiedo al piccolo se me lo regge. Lui lo afferra e tra le sue mani si sgonfia.

– Quando l’adulto combina dei guai

Il Magicoliere rompe accidentalmente un gioco che gli era stato prestato dal Primario del Reparto.

– Chiedere al bambino delle cose ovvie come se fossero difficilissime

Propongo al bambino di chiudere gli occhi mentre nascondo un grande foulard. Il piccolo accoglie l’invito e una volta che li riapre ha il compito di scovare dove l’oggetto è nascosto. Il nascondiglio, ahimé, risulta sempre eccessivamente visibile tipo il foulard sopra la testa, o che sbuca dalla tasca.

– Sbagliarsi clamorosamente nel chiamare o capire le cose con il giusto nome

Invece di sonno dire tonno, di carino dire camino, di torta dire porta, di bottone dire dentone

– Ad-libs

È un termine inglese (dal latino ad libitum), che vuol dire improvvisare. Il riuscire a creare comicità, dinanzi a situazioni inattese, è una qualità rara che avvalora la professionalità e l’efficacia del nostro intervento.

– Il linguaggio del corpo

Quando accade qualcosa, il nostro corpo è il mezzo più potente di comunicazione. Se volutamente accentuo i miei gesti, la mia espressività, il mio paralinguaggio il bambino lo apprezzerà notevolmente. Se, per esempio, fingete di farvi male a un dito (magari per colpa di un palloncino che ci sbatte sopra) provate a saltare, muovervi su e giù per la stanza, fare smorfie di dolore, disperarvi, ululare e mi direte l’effetto che sortisce!

Quali sono i più frequenti errori che un adulto può commettere nell’avvicinarsi a un bambino in ospedale?

Confondere il proprio stato d’animo con quello del bambino, o peggio proiettare il proprio malessere su di lui.

Per esempio riempire il bimbo di domande o regali è un classico modo che gli adulti adottano per non ascoltare la persona che sta di fronte loro. Utilizzano queste mediazioni come barriera per non farsi contaminare dalla sofferenza del piccolo, ostacolando quindi il crearsi di una comunicazione reale e sincera. Oppure piangere di fronte a lui perché poverino, sta male aiuta gli adulti a stare meglio, ma di certo non il piccolo.

Nel caso si voglia giocare con lui, lo sbaglio più grande e frequente è quello di porsi come un impiegato del gioco e proporre uno spettacolo strutturato e già impostato. Fare sempre le stesse cose nelle diverse situazioni che incontriamo è un limite enorme. Vuol dire avere un cliché da proporre, indipendentemente dalla persona e dalla situazione che ci troviamo dinanzi. Quindi non ascoltare i bisogni impliciti ed espliciti delle persone con cui giochiamo.

Come ci si prepara a questo tipo di attività in corsia?

Sviluppando una meticolosa formazione teorico-pratica sui principi base della Psicologia Ospedaliera e Sistemica – Relazionale e apprendendo tecniche e modalità di gioco specifiche alle diverse fasi evolutive e ai differenti contesti, secondo il metodo Magicoliere.

Per fare questo occorre partecipare a corsi specifici di formazione promossi dall’associazione I Magicolieri. In seguito, le persone ritenute idonee svolgono un lungo periodo di stage ospedaliero.

Chi sono i Magicolieri?

I Magicolieri® sono sia professionisti delle relazioni umane (Magicolieri® Arcobaleno, ovvero psicologi, tecnici qualificati di clownerie presso strutture sanitarie e socio-sanitarie, animatori qualificati) sia volontari esperti e appropriatamente formati (Magicolieri® Rosa), che utilizzano la magia del gioco per garantire ai bambini ricoverati, e ai loro familiari, spazi e occasioni di benessere psicologico ed emotivo, agevolando il lavoro del personale medico e infermieristico.

Il servizio, nato nel 1998, è attualmente attivo presso il reparto di Pediatria dell’ospedale Versilia (LU) con una frequenza di tre pomeriggi a settimana, il Reparto di Pediatria dell’ospedale O.P.A. di Massa con una frequenza di due mattine a settimana ed il reparto di Cardiochirurgia Pediatrica dell’ospedale del Cuore G. Pasquinucci di Massa, ogni sabato pomeriggio.

Nel corso degli anni il nostro stile di lavoro è diventato un originale modello di rifermento a livello nazionale e sono stati tenuti decine e decine di corsi in tutta Italia per molteplici associazioni del settore della Clown-terapia.

Descrivere in poche parole cosa vuol dire essere un Magicoliere non è cosa semplice

Non è una qualifica che si acquisisce seduti alla scrivania e non è nemmeno il frutto di un’operazione razionale, quanto piuttosto un’esperienza vissuta sul campo, una conoscenza che si costruisce piano piano, caratterizzata da tanti incontri, unici e irripetibili, con altrettanti bambini e genitori, unici e irripetibili.

Talvolta, nella frenesia della nostra vita di adulti, trascuriamo lo stare in contatto con l’altro. Il Magicoliere, quando apre la porta di una stanza, entra in relazione con il bambino che gli sta di fronte, cercando di essere con lui al 100%. Prova a leggere la molteplicità di segnali, verbali e non, che il bambino comunica, ascoltando il suo stato d’animo e i suoi bisogni e creando occasioni di gioco sempre diverse.

Questo è il modo in cui si svolge la nostra comunicazione affettiva, e poco importa se utilizziamo giochi di magia, palloncini, musica o burattini.

Quando questo accade, ecco che avviene l’incantesimo!

È un gioco, è un flusso vibrante di emozioni, non sempre necessariamente festoso e ilare, come quando Samanta, la scimmietta dispettosa, fa la linguaccia o il Magicoliere imbranato sbaglia le magie, ma anche profondamente serio e grave, come quando Samanta parla del buchino che ha sul braccio e del suo mal di pancia, oppure della brutta malattia che l’ha costretta a restare in casa per diverse settimane.

L’importante è che ci sia uno scambio, un rapporto, un incontro magico, naturalmente.

Per approfondire:

– Mirko Magri, Magicoliere. Come impiegare la magia del gioco per promuovere meraviglia e benessere nel bambino ricoverato in ospedale, Vicenza, Mondo Troll – Troll Libri, 2009.

Magicoliere, Workshop con Mirko Magri, 2 DVD, Vicenza, Mondo Troll – Troll Video, 2008.

Mirko Magri: lasettimaluna@hotmail.it

Web: www.magicolieri.org

Email: info@magicolieri.org

Youtube: http://www.youtube.com/user/Magicoliere

Facebook: I Magicolieri

Blog: magicolieri@blogspot.com

Elena Franchi è ricercatrice nell’ambito della protezione del patrimonio artistico in tempo di guerra, e della storia dell’insegnamento e della divulgazione della storia dell’arte.